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Democrazia Economica
Garantire a tutti la disponibilità delle minime necessità compresi cibo, vestiti, case, sanità, istruzione. Il diritto al lavoro è un requisito fondamentale per la garanzia delle minime necessità. Lo stato deve sostenere chi non è in grado di essere autosufficiente. Questo non è solo un diritto individuale, ma anche una necessità per lo sviluppo collettivo.
Incrementare costantemente il potere d'acquisto delle persone ridistribuendo la ricchezza. Sviluppare l'utilizzo delle risorse locali e sostenere la produzione di beni essenziali per soddisfare il consumo dell'intera popolazione.
Le persone devono avere il diritto di decidere dell'economia locale, quindi le imprese devono essere il più possibile gestite da cooperative o da sistemi aziendali che permettano ad ogni lavoratore di essere imprenditore dell'azienda per cui lavora, partecipando agli utili, ai rischi e alle decisioni.
Le persone che non vivono in una zona economica o che non intendono viverci stabilmente, non devono interferire nel controllo dell'economia locale.
Principi di economia bilanciata

Ci sono tre ragioni principali a spiegazione del fatto che città e stati nel passato hanno perduto l'equilibrio economico e sono declinati dopo aver raggiunto l'apice della prosperità.

1) Se la città, o lo stato, si sviluppavano seguendo il corso di un sistema fluviale ed il fiume improvvisamente cambiava direzione o si prosciugava, la sua economia ne era danneggiata.

2) Se le industrie si allontanavano dai paesi rurali, anche l'equilibrio dell'economia era distrutto.

3) Un sistema educativo imperfetto. Se ci sono difetti nel sistema d'istruzione rurale e nel sistema sociale, l'equilibrio economico è perduto.
Per costruire una sana economia, dal 30% al 40% della popolazione in una determinata area - né più, né meno - dovrebbe dipendere direttamente dall'agricoltura. Se la percentuale è inferiore ne risulta che l'agricoltura è trascurata. Al contrario, se la percentuale è più alta, c'è una grande pressione sull'agricoltura.

Proprio come l'agricoltura dovrà basarsi su un sistema scientifico, anche l'industria dovrà essere organizzata in accordo perfetto con l'agricoltura. In ogni circostanza non è opportuno che la percentuale della popolazione dipendente direttamente dall'agricoltura superi il quaranta per cento. Per il fatto che le imprese rurali sono state distrutte, una parte consistente di quanti erano occupati in quel settore sono passati all'agricoltura.

Per un ambiente economico perfettamente bilanciato, si richiede che:

una percentuale oscillante tra il 30-40% della popolazione dipenda direttamente dall'agricoltura
che circa il 20% dipenda dalle agro industrie (industrie per l'agricoltura),
il 10% dallo scambio e dal commercio generale
il 10% dal lavoro intellettuale, dei cosiddetti colletti bianchi.

Il termine "industrie non agricole" (come le acciaierie, l'industria per la lavorazione dell'ottone, quella per la lavorazione del metallo, le raffinerie di petrolio, le industrie del sale, quelle per le specialità farmaceutiche non a base d'erbe) indica quelle industrie che non sono direttamente agrico industrie (come quelle per la produzione di picconi, accette, badili e trattori) e le industrie che non sono direttamente agro industrie (come i mulini per la farina, quelli per la iuta, i frantoi, gli opifici per i tessuti, le cartiere e gli opifici per la produzione di medicinali a base di erbe).La percentuale delle persone impegnate in industrie non agricole dovrebbe derivare dalla riduzione della percentuale delle persone che dipendono direttamente dall'agricoltura, dalle agro industrie e dalle industrie per l'agricoltura. La percentuale di persone impiegate in industrie non agricole dovrebbe essere mantenuta tra il 20-30% della popolazione totale.

Industralizzazione :

Se la percentuale di industrie in un Paese è inferiore al 20%, si dice che quel Paese è industrialmente sottosviluppato . Il reddito pro capite della popolazione non può essere molto alto. Anche il tenore di vita non può essere molto elevato perché il potere d'acquisto rimane molto limitato. A causa dello scarso potere d'acquisto dei beni di consumo, l'indice d'importazione rimane sempre al di sotto di quello di esportazione o, in altre parole, l'area resterà un satellite di un Paese sviluppato. Di conseguenza l'equilibrio di potere nel mondo è messo a repentaglio e la guerra sarà sempre possibile.

Se la percentuale di persone impegnate nelle industrie non agricole è mantenuta tra il 20-30% della popolazione, questa è la condizione di un'economia bilanciata -- una struttura socio economica realmente bilanciata . Se la percentuale supera il 30% l'area diventa industrialmente sviluppata. Poi, più la percentuale supera il trenta per cento, più l'area diventa superindustrializzata .

Per procurarsi prodotto agricolo i paesi supersviluppati cercano di sottomettere le regioni o i paesi agricoli e farli loro satelliti. Mantengono sotto il loro controllo i Paesi industrialmente sottosviluppati in modo da poterli usare come mercato per i loro prodotti finiti. Se non trovano un mercato dove vendere i beni di consumo prodotti nei loro paesi, soffrono di depressione economica e crescente disoccupazione. A questo riguardo non c'è differenza tra paesi comunisti e non comunisti. Vogliono la massima produzione con il minimo investimento. Ecco perché c'è una così grande psicosi della guerra e tanto rumore di armi nel mondo oggi.

Si devono compiere sforzi affinché ogni singolo paese del mondo possa godere di equilibrio economico sia nell'agricoltura che nell'industria, altrimenti l'equilibrio socio economico del mondo è destinato alla distruzione.

Le dannose conseguenze interne della superindustrializzazione interessano non solo la salute personale, sociale e nazionale della popolazione, esse provocano anche una graduale degenerazione psichica sia a livello individuale che collettivo. Può sorgere una sorta di epidemia psichica che può avvelenare quasi tutte le espressioni della vita e può distruggerle. Questo può non succedere oggi ma sicuramente accadrà in un futuro non lontano.

Immigrazione e occupazione

Dove il sistema industriale - le agro industrie, le industrie per l'agricoltura e quelle non agricole -dipende da lavoratori esterni la situazione sarà estremamente precaria. Ci sarà poca possibilità di ampliare i mercati per i prodotti di consumo. Piuttosto si contrarranno gradualmente i mercati esistenti. In una struttura socio economica bilanciata non c'è qualcosa come eccedenza di lavoro o mancanza di esso. Non sarà mai permesso che sorga una tale situazione.

Sviluppo Bilanciato

Si sa, in un'economia bilanciata, ci dovrebbe essere una giusto equilibrio tra agricoltura, industria e commercio . Per esempio una percentuale fissa di persone dovrebbe essere impiegata nell'agricoltura, un'altra percentuale fissa nell'industria ed una certa percentuale nel commercio. Altrimenti non ci sarà né bilanciamento né equilibrio nella sfera socio economica della vita.

Sfortunatamente, una tale regolazione non esiste in nessun paese del mondo oggi. Perfino in paesi industrialmente avanzati come la Gran Bretagna non c'è una giusta regolazione. Mentre l'Inghilterra è sviluppata, la Scozia è arretrata. Perfino tra le contee dell'Inghilterra alcune sono sviluppate ed altre sono arretrate.

Nel Bengala alcuni distretti sono altamente sviluppati mentre altri sono arretrati. La struttura economica non è propriamente bilanciata e per questo motivo la gente soffre.

Allora si deve cercare di provocare un rivoluzione industriale nel paese. Proprio come c'è stata una Rivoluzione Francese, ci dovrebbe essere una rivoluzione industriale nel Bengala.

Utilizzo delle materie prime locali

Per questa rivoluzione industriale non dobbiamo dipendere da paesi stranieri in quanto a materie prime. Si ricordi che nessun paese dovrebbe dipendere da materie prime importate per svilupparsi. A tale scopo devono essere utilizzate le materie prime locali cioè quelle disponibili all'interno del paese stesso. Coloro che amano la società-- quanti amano la gente del proprio paese e sono pronti a determinarne l'elevazione socio economica--devono pensare in termini di una rivoluzione industriale basata sulle materie prime disponibili nella loro unità socio economica.

Voi dovreste provocare questa rivoluzione. Voi dovreste delineare collettivamente piani e programmi ed esigere un tale cambiamento, una tale rivoluzione. Non perdete tempo.

22-01-2006 Proutist Universal Italia

PROUT è equilibrio fra:
Necessità delle persone
Garanzia delle necessità primarie (cibo, vestiario, casa, istruzione, sanità)
Distribuzione della ricchezza
Intervento statale
Garantire alle imprese l'acquisto di materie prime, energia e trasporti al prezzo minimo di mercato
Garantire la concorrenza, impedendo la formazione di monopoli e concentrazioni dannose di potere economico
Libero mercato
Controllo diretto dei lavoratori tramite la cooperazione coordinata per le grandi e medie imprese
Gestione a conduzione famigliare delle piccole imprese e delle imprese artigiane