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Democrazia Economica
Garantire a tutti la disponibilitÓ delle minime necessitÓ compresi cibo, vestiti, case, sanitÓ, istruzione. Il diritto al lavoro Ŕ un requisito fondamentale per la garanzia delle minime necessitÓ. Lo stato deve sostenere chi non Ŕ in grado di essere autosufficiente. Questo non Ŕ solo un diritto individuale, ma anche una necessitÓ per lo sviluppo collettivo.
Incrementare costantemente il potere d'acquisto delle persone ridistribuendo la ricchezza. Sviluppare l'utilizzo delle risorse locali e sostenere la produzione di beni essenziali per soddisfare il consumo dell'intera popolazione.
Le persone devono avere il diritto di decidere dell'economia locale, quindi le imprese devono essere il pi¨ possibile gestite da cooperative o da sistemi aziendali che permettano ad ogni lavoratore di essere imprenditore dell'azienda per cui lavora, partecipando agli utili, ai rischi e alle decisioni.
Le persone che non vivono in una zona economica o che non intendono viverci stabilmente, non devono interferire nel controllo dell'economia locale.

I Proutisti a Genova
I Proutisti a Genova nel 2002

Testo del volantino distribuito a Genova

CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE PROMUOVIAMO LA DEMOCRAZIA

Globalizzazione = maggiore concentrazione di ricchezza in mano a pochi

A Genova giungeranno le nazioni appartenenti gruppo dei G8 per promuovere il grande disegno della trinitÓ (BM, FMI e WTO) e dei loro patroni: le Multinazionali. E' evidente per tutti che, nonostante i discorsi altisonanti, la politica della globalizzazione ha fallito e lo confermano le statistiche del 1998 della stessa Banca Mondiale. Esse dimostrano che

il 20% della popolazione mondiale gode dell'80% della ricchezza

il 57% della popolazione mondiale, in 63 paesi, condividono il 6% del reddito mondiale, pari a circa 2 dollari al giorno.

Il numero di persone povere nell'Asia Meridionale da 495 milioni nel 1997 Ŕ salito a 552 milioni nel 1998. Nei paesi sub Sahariani in un anno il loro numero Ŕ aumentato di circa 48 milioni. Nel mondo ci sono 354 miliardari e migliaia di multimilionari (in dollari).

Le statistiche dell'UNDP del 1999 affermano:

Il 20% della popolazione ricca possiede 86% del Prodotto Interno Lordo mentre il 20% della popolazione povera possiede 1% del PIL

La ricchezza dei tre individui pi¨ ricchi Ŕ superiore al PIL di tutte le nazioni in via di sviluppo con una popolazione di 600 milioni di persone.

Globalizzazione = maggiore disoccupazione

Nei paesi ricchi la pratica crescente di fusione delle grandi aziende produce disoccupazione (circa 10%). Solamente negli USA la disoccupazione Ŕ diminuita. E` un fatto noto che il GATT Ŕ stato firmato per portare nuova vitalitÓ all'economia Americana. La globalizzazione dell'economia ha aperto la porta alla globalizzazione della povertÓ.

Con le nuove regole della trinitÓ WTO, WB e FMI, sarÓ permesso il flusso libero dei capitali, dei beni e dei servizi, ma non dei lavoratori. Se guardiamo alle statistiche dei paesi in via di sviluppo, gli investimenti sono aumentati di circa il 500% negli ultimi 8 anni, ma l'occupazione Ŕ aumentata meno dell'1%. Ogni giorno circa 1000 miliardi di dollari cambia mano nella Borse di tutto il mondo senza generare un singolo posto di lavoro.

Valori

Nel suo best-seller "Orrore Economico", Vivian Forrester ha commentato, giustamente, che il neoliberalismo economico ha introdotto un nuovo paradigma: "In modo crescente si offre ai pi¨ vulnerabili della nostra societÓ una nuova scelta: 'povertÓ al lavoro o povertÓ a casa". La cosa peggiore accade ai valori umani. Nelle societÓ dominate dall'economia di mercato le persone sono state convertite in merci. L'utilitÓ della massa lavoratrice Ŕ valutata in ragione del suo contributo al meccanismo del profitto.

Cause psicologiche del trend globalizzazione

A causa delle sue carenti premesse psicologiche, l'edonismo integrale, l'epoca industriale ha fallito i suoi obiettivi di produzione senza limiti, libertÓ assoluta e felicitÓ senza restrizioni.

La cultura edonistica integrale postula:

La felicitÓ pu˛ essere realizzata dal soddisfacimento dei desideri materiali o sensuali

Per soddisfare questi desideri devono essere incoraggiati l'egoismo, l'aviditÓ e l'egocentrismo

Questi fattori, per la credenza edonistica, condurranno ad armonia e pace. ╚ noto al mondo che l'edonismo integrale Ŕ la filosofia delle persone ricche ed Ŕ stata adottato dai neoliberisti. Non possiamo aspettarci che sotto l'influenza di queste premesse psicologiche, le oligarchie economiche cambino il loro sistema.

Chi appoggia la globalizzazione?

Chi sostiene questo sistema? In primo luogo i membri della classe sociale che comprende presidenti delle multinazionali, avvocati, consulenti, specialisti delle relazioni pubbliche, mediatori finanziari, investitori ricchi e in secondo luogo le persone che ottengono benefici diretti da questo sistema: la nuova classe medio alta che sta emergendo nei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo. Da questo sistema ne trae profitto direttamente il 20% della popolazione e indirettamente un altro 20%. Queste persone controllano il potere politico, il potere economico, i mass media, le istituzioni educative e culturali. E il 60% della popolazione, che soffre le conseguenze del debito pubblico, non ha nessun potere, nessuna voce. Aspettano ansiosi che un giorno questa economia globale, ispirata dalla caritÓ, possa concedere qualche briciola.

In questa circostanza ci si pone la domanda: quali obiettivi dovremmo noi realizzare? In termini economici, il buon senso ci suggerisce, un sistema economico giusto e umano che dia la garanzia delle minime necessitÓ esistenziali per tutti. ╚ anche chiaro che la ricchezza materiale non Ŕ illimitata.

Le misure minime per una democrazia economica

Un giusto paradigma economico deve formulare i propri programmi sui 2 principi su menzionati. Per soddisfare queste necessitÓ proponiamo le seguenti misure, che crediamo, non saranno sostenute dalle oligarchie economiche:

Eliminare l programmi SAP, TRIM, TRIP e GATS; la BM, FMI e WTO dovrebbero funzionare sotto gli auspici di un organismo mondiale per aiutare le diverse zone socioeconomiche a realizzare l'autosufficienza economica. L'economia dovrebbe essere orientata in primo luogo alla produzione per il consumo locale e non all'esportazione.

L'industria dovrebbe essere basata sulla disponibilitÓ di materie prime locali, e il consumo locale dovrebbe ottenere prioritÓ sull'esportazione.

Eccetto in casi particolari dovrebbero essere esportati ed importati solo i beni ad alto investimento, necessari allo sviluppo delle industrie di base e ad alto contenuto tecnologico.

Le grandi societÓ per azioni e le banche dovrebbero essere tassate del 25% sul reddito netto per ripagare i costi sociali. Un'imposta sul movimento dei capitali genererÓ miliardi di dollari utilizzabili per promuovere l'istruzione, la sanitÓ e la protezione dell'ambiente.

Dovrebbe essere introdotto il sistema cooperativo in tutte le attivitÓ economiche: agricoltura, industria, commercio e servizi. La proprietÓ individuale dovrebbe essere incoraggiata nei casi di attivitÓ industriali e agricole di piccola scala.

Le imposte sul reddito personale dovrebbero essere eliminate e sostituite con tasse su risorse estrattive, flussi finanziari, beni di lusso, e redditi elevati. Meglio se il reddito pi¨ elevato non ecceda il doppio del reddito pi¨ basso per il periodo di transizione.

Le comunitÓ economiche trarranno profitto dal flusso libero dei beni, capitali, servizi e lavoro, solamente se formate da paesi con i medesimi standard economici come UEE, ASEAN, SAARC ANDEAN, paesi africani ecc. Il libero mercato tra paesi con standard molto diversi (come NAFTA) Ŕ dannoso per le popolazioni di entrambi i paesi. L'Europa dell'Est dovrebbe formare un'unitÓ economica separata. Solamente dopo avere sviluppato la sua economia vicina agli standard Occidentali potrÓ entrare a far parte della CEE. Un giorno il mondo intero diverrÓ un'unica unitÓ socio economica ma non fino a quando persisterÓ un sistema ingiusto di distribuzione della ricchezza e differenze tra Paesi ricchi e poveri.

Proibizione della caccia e l'uccisione di specie a rischio di estinzione: balene, elefanti, gorilla, uccelli e la distruzione delle foreste pluviali e dell'ecosistema.

Dovrebbe essere impedita la soppressione di lingue, culture ed etnie.

╚ inevitabile che la trinitÓ (WB, FMI, WTO) e i governi che l'appoggiano non accettino queste proposte. Cosý ci poniamo un'altra domanda: che cosa verrÓ dopo?

Obiettivi del movimento

L'unica alternativa Ŕ di organizzare dei movimenti popolari di base; non dovremmo dimenticare che molti dei regimi dittatoriali sono crollati grazie ai movimenti popolari.

Simultaneamente ove possibile dovremmo formare cooperative economiche o comunitÓ mobilitando piccoli agricoltori, industriali e commercianti. Alcuni di questi progetti giÓ esistono.

Ciascuna ONG (NGO) pu˛ prendere la responsabilitÓ di realizzare dei progetti economici a beneficio della popolazione locale. Tali sforzi esistono giÓ e hanno portato a dei buoni risultati, ma ora Ŕ necessario espanderne la portata.

Proponiamo inoltre, in questa occasione, di formare una piattaforma comune per coordinare le nostre attivitÓ in tutto il mondo. Questa pu˛ essere definita come globalizzazione dello sforzo popolare. Possiamo dare un nome qualsiasi a questa piattaforma: 'Foro Sociale Universale', 'Foro Neoumanista' od altro.

Fallimenti passati e futura rivoluzione. Siamo d'accordo che oggi, dopo il crollo di 'Commintern' e l'inefficacia dell'Internazionale Socialista la protesta, lo sforzo comune di creare un'antitesi contro la concentrazione di ricchezza, le ingiustizie sociali e il neo liberismo, si mostra in una nuova dimensione. Crediamo fortemente che questa volontÓ, nel prossimo futuro sfocerÓ in una rivoluzione: una rivoluzione fondata su nuovi paradigmi.

Dovremmo anche ricordare che l'economia come unica prioritÓ dell'esistenza Ŕ un'illusione mortale. Se vogliamo che la 'democrazia economica' metta le sue radici Ŕ essenziale essere consapevoli dell'ambiente culturale e del sistema politico che lo promuovono: lo sfruttamento 'psico economico', in effetti, precede lo sfruttamento economico. Il sistema economico riflette la psicologia promossa dall'impianto culturale e dal sistema politico. Se abbiamo una qualsiasi visione di una possibile rivoluzione, dovremmo essere anche consapevoli di queste interrelazioni. La psicologia dell'"avere" deve essere cambiata nella psicologia dell'"essere."

Ridefiniamo il Socialismo

Non possiamo risolvere i problemi di oggi con le idee del diciannovesimo secolo. Il Socialismo ha bisogno di essere ridefinito per soddisfare le necessitÓ sociali, economiche, politiche, culturali e spirituali della societÓ umana.

Vorremmo sottolineare inoltre che, come siamo ansiosi di ripristinare l'equilibrio ecologico e vivere in armonia piuttosto che in conflitto con la natura, allo stesso modo dovremmo fare uno sforzo per portare armonia nella nostra dimensione fisica, intellettuale e spirituale della vita.

Se non modifichiamo la struttura del sistema sociale e l'ordine internazionale che sono basati sul potere e sullo sfruttamento dei settori pi¨ deboli della societÓ e delle nazioni povere, la pace mondiale rimarrÓ un sogno lontano.
PROUT Ŕ equilibrio fra:
NecessitÓ delle persone
Garanzia delle necessitÓ primarie (cibo, vestiario, casa, istruzione, sanitÓ)
Distribuzione della ricchezza
Intervento statale
Garantire alle imprese l'acquisto di materie prime, energia e trasporti al prezzo minimo di mercato
Garantire la concorrenza, impedendo la formazione di monopoli e concentrazioni dannose di potere economico
Libero mercato
Controllo diretto dei lavoratori tramite la cooperazione coordinata per le grandi e medie imprese
Gestione a conduzione famigliare delle piccole imprese e delle imprese artigiane
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